Abitare insieme: i benefici per la terza età del senior cohousing

Il cohousing per anziani è una forma di abitazione collaborativa che combina alloggi privati con aree comuni autogestite, come cucine condivise, giardini, biblioteche e spazi ricreativi. A differenza delle residenze sanitarie assistite (RSA), gli abitanti mantengono piena autonomia e partecipano attivamente alla gestione della comunità. Il modello può essere esclusivamente per anziani (senior cohousing) o intergenerazionale, ospitando persone di diverse fasce d’età.

Esperienze innovative in Italia

Il Nord Italia all’avanguardia

Casa alla Vela – Trento (dal 2014) Il primo progetto di cohousing intergenerazionale del Trentino, gestito dalla Cooperativa SAD, ha inaugurato nel 2014 un modello che integra anziani ultra-ottantenni e studenti universitari nello stesso edificio. La struttura ospita attualmente 5-7 anziane parzialmente autonome e diversi studenti in un palazzo di tre piani con spazi privati e comuni. Gli studenti offrono supporto volontario in cambio di affitto ridotto, creando un ambiente di scambio intergenerazionale.

Il progetto ha integrato tecnologie di monitoraggio smart attraverso il progetto sperimentale “Suitcase” per la sicurezza ambientale (rilevazione gas, incendi, intrusioni) e il supporto alla persona (telesoccorso, videochiamata). Riconosciuto dall’UNECE (Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite) nel 2015 tra le 11 migliori pratiche europee per le politiche sociali rivolte agli anziani.

Specht Residenzen – Torino (dal 2024) Inaugurata nel settembre 2024 in Corso Palestro 5, questa struttura rappresenta il primo grande progetto di senior living privato in Piemonte. Offre 40 appartamenti (monolocali e bilocali) in un elegante edificio ottocentesco ristrutturato, con servizi dedicati come palestra con sauna, biblioteca, bistrot, sala concerti e telemedicina. I costi variano da 2.500 a 4.500 euro mensili a seconda del contratto scelto (base, premium o gold). Il modello, gestito dalla Specht Group Italia con origini tedesche, è rivolto principalmente ad anziani autosufficienti e mira a contrastare solitudine attraverso attività condivise e socializzazione.

Anche il Gruppo Vivere Over fondato nel 2020, concentra la sua offerta (privata) su over 65 autosufficienti e parzialmente non autosufficienti e ha residenze a Sanremo, Roma, Milano, Brescia e Fonte Laurentina

Borgo Mazzini Smart Cohousing – Treviso Tra le realtà venete più significative, offre decine di appartamenti per anziani con soluzioni tecnologiche avanzate per sicurezza e connettività digitale, enfatizzando l’approccio tech-enabled al cohousing.

I pionieri in Emilia-Romagna

Ca’ Nostra – Modena (dal 2014/2016) Tra i primissimi esempi italiani di casa condivisa per anziani, nato da un’idea dell’Associazione G.P. Vecchi con supporto del Comune e del Centro Servizi Volontariato. Il modello è particolare perché rivolto ad anziani con deficit cognitivi e demenze, rappresentando un livello intermedio tra assistenza domiciliare e struttura residenziale. La gestione è affidata alle famiglie organizzate in Comunità Familiare riconosciuta dall’INPS, che partecipano attivamente alle attività quotidiane condividendo spese e assistenza. L’appartamento comunale ristrutturato ospita 5-6 anziani con demenza. Il successo ha portato all’apertura di Ca’ Nostra 2, confermando la sostenibilità del modello.

Solidaria – Ferrara Altro progetto pionieristico dell’Emilia-Romagna, sviluppatosi parallelamente a Ca’ Nostra come casa condivisa per anziani. Questi modelli hanno ispirato repliche a Castel San Giovanni (Piacenza) e Bologna (complesso Santa Marta), dimostrando sostenibilità a lungo termine con comunità stabili da oltre un decennio.

Situazione in Umbria e Centro Italia

Progetti recenti e in fase sperimentale:

“Insieme per l’abitare” – Terni (dicembre 2025): Progetto pilota con tre appartamenti pubblici a Borgo Rivo per anziani soli autosufficienti e donne con figli, supportato da operatori per un anno (finanziamento di 97.000 euro dal Fondo nazionale politiche sociali)

“Casa Mia” – Narni Scalo (dal 2018): Cohousing per over 65 autosufficienti con attività collettive come ginnastica, può ospitare fino a 8 persone

Perugia: Ordini del giorno approvati all’unanimità (settembre-ottobre 2025) per promuovere cohousing intergenerazionale over 65-studenti utilizzando immobili comunali. Un concorso regionale del 2013 per “Residenze Sperimentali per Anziani Autosufficienti over 65” aveva premiato un progetto per 14 appartamenti green in legno prefabbricato, ma non risulta realizzato dopo 12 anni, evidenziando i ritardi tipici italiani dovuti a mancanza di fondi o vincoli burocratici.

Il divario del Sud Italia

Il Mezzogiorno rimane significativamente arretrato in termini di progetti di senior cohousing operativi e consolidati. In Campania esistono iniziative di housing sociale misto (come il Condominio Sociale San Nicola a Nilo a Napoli, che include anziani ma non è un senior cohousing dedicato) e progetti PNRR per categorie vulnerabili. Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Sardegna mancano di progetti senior cohousing specifici operativi, con solo proposte in discussione (es. Bari, Taranto, Cagliari) e bandi di housing sociale generico. L’enfasi è su cohousing sociale ampio piuttosto che modelli senior consolidati.

Modelli internazionali consolidati

Danimarca: la patria del cohousing

La Danimarca ha avviato il movimento del senior cohousing negli anni ’60, con il primo progetto specifico per anziani realizzato a Copenaghen nel 1987. Centinaia di comunità come Agorahaverne utilizzano cucine comuni, giardini condivisi e spazi per attività collettive per rafforzare il senso di appartenenza.

Altri paesi nordici ed europei
  • Svezia: SällBo rivitalizza ex strutture sociali integrandole in contesti intergenerazionali
  • Paesi Bassi: Langerhuizen a Utrecht combina appartamenti autonomi con spazi condivisi estensivi
  • Francia: Progetti come Vivre Ensemble mescolano anziani con famiglie giovani per facilitare aiuto reciproco naturale

Questi esempi, diffusi da decenni, forniscono modelli replicabili validati dall’esperienza.

Evidenze scientifiche sui benefici del senior cohousing

Una revisione sistematica pubblicata su Public Health Reviews nel 2020 ha analizzato 25 studi peer-reviewed su 77 esperienze di cohousing in paesi ad alto reddito. I risultati indicano che il cohousing riduce l’isolamento sociale tra gli anziani, impatta positivamente sulla qualità della vita e apporta benefici alla salute fisica e mentale. Degli studi che hanno analizzato salute fisica e mentale o qualità della vita, 8 su 10 hanno trovato associazioni positive.

Le ricerche dimostrano che le soluzioni abitative comunitarie riducono i sentimenti di solitudine e aumentano il benessere percepito tra la popolazione anziana rispetto a chi vive in soluzioni abitative singole. Nel cohousing intergenerazionale si osservano anche maggiore supporto reciproco e senso di comunità tra residenti.

Benefici specifici identificati

Salute mentale e benessere psicologico:

  • Riduzione significativa dell’isolamento sociale e della solitudine
  • Prevenzione della depressione attraverso partecipazione attiva alla comunità
  • Miglioramento del benessere psicologico grazie al supporto sociale
  • Mantenimento del senso di agency e di utilità

Salute fisica:

  • Promozione dell’invecchiamento attivo attraverso attività condivise
  • L’alta partecipazione sociale e il supporto sociale alleviano lo stress, riducendo il declino funzionale e i problemi di salute mentale negli anziani
  • Maggiore autonomia nelle attività quotidiane rispetto a residenti in strutture assistenziali

Qualità della vita complessiva:

  • Maggiore sicurezza percepita (emotiva, fisica ed economica)
  • Mantenimento dell’indipendenza abitativa con supporto disponibile
  • Senso di comunità e appartenenza forte
  • Condivisione dei costi (utenze, assistenza, vitto) con vantaggi economici

Limiti della ricerca attuale

Nonostante gli esiti positivi, la maggior parte degli studi utilizza disegni trasversali, sottolineando la necessità di maggiore ricerca longitudinale per stabilire causalità. Le evidenze attuali provengono principalmente da paesi ad alto reddito, con campioni relativamente piccoli. Sono necessari studi longitudinali a lungo termine con gruppi di controllo appropriati per identificare quali specifiche caratteristiche del cohousing producono i maggiori benefici.

Il senior cohousing si conferma come strategia evidence-based per l’invecchiamento sano, supportata da crescenti evidenze scientifiche. In Italia, il modello sta gradualmente diffondendosi, soprattutto nel Nord e Centro, mentre il Sud rimane in ritardo. I progetti pionieristici come Casa alla Vela, Ca’ Nostra e le nuove iniziative come Specht Residenzen dimostrano la fattibilità e i benefici del modello anche nel contesto italiano.

Le sfide principali includono la necessità di normative specifiche, finanziamenti stabili e superamento delle resistenze culturali legate alla preferenza tradizionale italiana per la proprietà individuale e l’assistenza familiare. Il confronto con i modelli nordeuropei consolidati offre preziosi insegnamenti per lo sviluppo futuro del settore in Italia.

 

 


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Giornalista professionista ha lavorato per tv, radio, websites e testate giornalistiche locali e nazionali. Già responsabile di uffici stampa per enti pubblici e privati, oggi coordina l’Ufficio stampa e Comunicazione del Gruppo Bartoli. Dirige la rivista digitale oggibenessere di cui la Fondazione Bartoli è editrice. Un quotidiano nato dalla necessità di comunicare come la salute sia un equilibrio imprescindibile fra uomo e Natura.