L’intelligenza artificiale progetta nuovi virus
Un titolo che sembra uscito da un thriller scientifico sta facendo discutere ricercatori, media e opinione pubblica: L’intelligenza artificiale può creare nuovi virus. La notizia, pubblicata a settembre 2026 sulla rivista «Nature Biotechnology» e rimbalzata in questi giorni su molte testate specializzate, descrive un esperimento in cui modelli di intelligenza artificiale sono stati usati per progettare genomi virali poi sintetizzati e assemblati in laboratorio. Il risultato? Sedici virus funzionanti, alcuni anche più efficaci del virus naturale di riferimento nell’attaccare un batterio bersaglio, Escherichia coli. A colpire è soprattutto il fatto che, per la prima volta, un sistema di IA abbia contribuito a disegnare interi genomi virali che si sono rivelati vitali nel mondo reale.
Ma dietro l’allarme iniziale c’è un dettaglio fondamentale, spesso perso nei titoli più sensazionalistici: i virus creati in questo studio non sono in grado di infettare le persone. Si tratta di batteriofagi, o semplicemente «fagi», virus che in natura prendono di mira esclusivamente i batteri. Nell’esperimento, i ricercatori di Stanford University e Arc Institute hanno usato un modello generativo di IA, Evo 2, addestrato su enormi quantità di sequenze di DNA, per immaginare nuove versioni di un piccolo fago che attacca E. coli, il ΦX174. Il sistema ha generato centinaia di migliaia di candidati; da questi ne sono stati selezionati circa 285 per la sintesi in laboratorio e, di questi, 16 hanno dato origine a virus vitali e funzionanti dopo assemblaggio. Alcuni di questi fagi «progettati» hanno mostrato prestazioni superiori rispetto al fago naturale usato come controllo.
Il vero interesse medico, però, arriva dal secondo esperimento descritto nello studio. Quando i nuovi fagi sono stati testati contro ceppi di E. coli resi resistenti al fago originale, il «cocktail» di virus disegnati dall’IA è riuscito a superare la resistenza batterica. Siamo ancora in una fase puramente sperimentale, ma la prospettiva è chiara: in un’epoca in cui la resistenza agli antibiotici è indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità come una delle grandi minacce globali per la salute, la possibilità di progettare rapidamente molti virus differenti potrebbe offrire un nuovo vantaggio terapeutico. I ricercatori guardano già alla possibilità di studiare in futuro batteriofagi contro microrganismi particolarmente problematici, come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) o Pseudomonas aeruginosa, responsabili di infezioni ospedaliere difficili da trattare.
Resta aperta, naturalmente, la domanda sul rischio: se l’IA può progettare virus funzionanti, potrebbe anche essere usata per creare patogeni pericolosi? Gli autori dello studio e gli esperti di biosicurezza che hanno commentato i risultati sottolineano che questo lavoro non dimostra che l’IA sia in grado di creare facilmente nuovi virus capaci di infettare l’uomo. Tuttavia, la soglia è stata superata: la capacità di contribuire alla progettazione di interi genomi virali funzionali esiste già. È per questo che la scoperta richiede controlli, linee guida e regole adeguate, soprattutto in un momento in cui i modelli linguistici sul genoma diventano sempre più potenti e accessibili. Allo stesso tempo, gli stessi ricercatori invitano a non leggere la notizia soltanto come una minaccia. La stessa capacità dell’IA che oggi suscita timori potrebbe aiutarci domani a combattere infezioni contro le quali le nostre armi stanno diventando meno efficaci, trasformando i virus da nemici a «corrieri» o armi mirate contro i batteri.
In sintesi, lo studio pubblicato a settembre 2026 su «Nature Biotechnology» segna un punto di svolta nella ricerca sui fagi e sull’uso dell’intelligenza artificiale in biologia: mostra che è possibile progettare virus funzionanti con l’aiuto di modelli computazionali, ma anche che questa strada può essere percorsa in modo responsabile, puntando su applicazioni mediche promettenti e su una governance attenta dei rischi.