Parkinson e solventi industriali, una sentenza riconosce il legame con l’esposizione lavorativa
0 comments
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato il collegamento tra l’esposizione professionale alla trielina e la comparsa del Parkinson in alcune ex lavoratrici di un’azienda tessile aretina, respingendo un ricorso INAIL. La decisione riporta al centro un tema di grande interesse per la salute pubblica: il possibile ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo della malattia di Parkinson.
Il Parkinson è una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e causa sintomi come tremore, rigidità, lentezza nei movimenti e problemi di equilibrio. La ricerca scientifica sta da tempo studiando anche l’influenza di sostanze tossiche e solventi industriali, oltre ai fattori genetici, nella comparsa della malattia.
Nel procedimento è stato rilevante il contributo della Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson – ETS, che da oltre trent’anni studia il rapporto tra esposizioni ambientali e patologie del sistema nervoso. La Fondazione ha richiamato anche una ricerca pubblicata su Neurology e consultabile su PubMed, che già nel 2000 aveva segnalato un possibile legame tra esposizione a solventi e sviluppo più precoce e severo del Parkinson.
La sostanza al centro della vicenda è il tricloroetilene, noto anche come trielina, un solvente usato per decenni in ambito industriale e domestico. Oggi il suo impiego è fortemente limitato: nell’Unione Europea è soggetto ad autorizzazione specifica dal 2016, come indicato nei documenti della Commissione Europea. Negli Stati Uniti, l’EPA ha introdotto restrizioni sempre più severe sul TCE, riconoscendo rischi sanitari rilevanti, compresi possibili effetti neurologici.
«La ricerca non cambia il passato, ma può aiutare a proteggere il futuro», ha ricordato il professor Gianni Pezzoli, presidente della Fondazione. Il messaggio è chiaro: capire meglio le cause del Parkinson significa anche prevenire esposizioni potenzialmente pericolose e rafforzare la tutela della salute sul lavoro.
Quanto al riferimento al caso Lebole si tratta delle ex dipendenti coinvolte nella vicenda giudiziaria: un episodio che oggi assume rilievo soprattutto come esempio concreto di quanto il tema delle esposizioni ambientali sia ancora centrale nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.
ufficiostampa@gruppobartoli.it
Giornalista professionista ha lavorato per tv, radio, websites e testate giornalistiche locali e nazionali. Già responsabile di uffici stampa per enti pubblici e privati, oggi coordina l’Ufficio stampa e Comunicazione del Gruppo Bartoli. Dirige la rivista digitale oggibenessere di cui la Fondazione Bartoli è editrice. Un quotidiano nato dalla necessità di comunicare come la salute sia un equilibrio imprescindibile fra uomo e Natura.