Hantavirus in Italia: cos’è, come si trasmette e perché al momento non c’è allarme

Nelle ultime settimane il nome hantavirus è tornato sulle prime pagine per un focolaio sviluppatosi a bordo di una nave da crociera polare. In Italia le autorità sanitarie sono chiare: non esiste un allarme generalizzato, ma la situazione viene monitorata con attenzione.

L’hantavirus è un virus trasmesso principalmente dai roditori all’essere umano. Può causare malattie anche gravi, ma il rischio reale dipende dal tipo di ceppo, dal contesto geografico e dall’effettiva esposizione ad ambienti contaminati.

Il focolaio sulla nave MV Hondius

Il caso che ha riacceso l’attenzione riguarda la nave da crociera MV Hondius, partita il 1° aprile 2026 da Ushuaia, in Argentina, per un itinerario nell’Oceano Atlantico meridionale tra l’Antartide, la Georgia del Sud e alcune isole remote. Il caso indice ha sviluppato i sintomi il 6 aprile; il 2 maggio l’OMS è stata ufficialmente informata del focolaio.

All’11 maggio erano stati identificati 9 casi,  7 confermati e 2 probabili,  con 3 decessi. A bordo si trovavano 147 persone provenienti da 23 Paesi, mentre altre 34 erano già sbarcate sull’isola di Sant’Elena prima che il focolaio venisse riconosciuto. Due voli di evacuazione medica hanno trasportato i pazienti più gravi nei Paesi Bassi il 6 e 7 maggio; la nave ha successivamente lasciato Capo Verde e attraccato a Tenerife il 10 maggio.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il caso indice sarebbe un ornitologo olandese che avrebbe contratto il virus durante una visita a una discarica di Ushuaia, probabilmente mentre osservava il caracara di Darwin, un rapace necrofago.

Che cos’è l’hantavirus

Secondo la scheda tecnica dell’OMS, gli hantavirus sono virus zoonotici noti da decenni, identificati negli anni Settanta in Corea. Non si tratta di una minaccia nuova: a seconda del ceppo, possono provocare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Europa e Asia, oppure la sindrome polmonare da hantavirus (HPS), più frequente nelle Americhe. Non esistono al momento vaccini autorizzati né terapie antivirali specifiche.

Il ceppo coinvolto in questo focolaio è l’hantavirus Andes, endemico in Argentina e Cile, l’unico per cui è stata documentata in rari casi una trasmissione da persona a persona, circoscritta a contatti stretti e prolungati con individui sintomatici. Finora non sono state segnalate variazioni tali da far ipotizzare un aumento della trasmissibilità rispetto ai ceppi già noti.

La situazione in Italia

Il Ministero della Salute ha diffuso l’11 maggio una circolare rivolta a Regioni, Province autonome, istituzioni sanitarie e Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera, con indicazioni operative per la gestione di eventuali casi importati.

Non si registrano casi confermati sul territorio italiano. Sono però in corso misure precauzionali: alcune persone, che hanno condiviso una fase del viaggio aereo con una passeggera successivamente risultata collegata al focolaio, si trovano in quarantena o isolamento in Calabria, Campania, Toscana e Veneto. Secondo le autorità sanitarie, il rischio che abbiano contratto il virus è considerato basso.

Quanto è contagioso

L’hantavirus non si trasmette facilmente da persona a persona. Anche nei casi di trasmissione interumana documentati per il ceppo Andes, il contagio è avvenuto in situazioni di esposizione intensa e ravvicinata a pazienti già sintomatici: una condizione ben diversa da quella della popolazione generale.

Secondo le autorità sanitarie, il rischio per la popolazione italiana resta molto basso. L’ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) avverte tuttavia che, a causa del lungo periodo di incubazione, nelle prossime settimane potrebbero emergere ulteriori casi tra gli ex passeggeri o i membri dell’equipaggio.

Allarme sì o no

Parlare di allarme sarebbe fuorviante. La situazione richiede prudenza e sorveglianza attenta, non allarmismo. Si tratta di un focolaio circoscritto, originato in un contesto geografico molto specifico, che le autorità internazionali stanno gestendo con procedure consolidate.

Prevenzione

Le misure precauzionali riguardano soprattutto l’ambiente: evitare il contatto con roditori e superfici potenzialmente contaminate, aerare i locali chiusi a lungo prima di occuparli, non rimuovere a secco feci o urine di animali infestanti. Per chi non ha avuto esposizione a roditori selvatici né contatti con casi confermati, non sono necessarie precauzioni straordinarie. Il messaggio delle autorità sanitarie è semplice: attenzione sì, panico no.

 


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Giornalista professionista ha lavorato per tv, radio, websites e testate giornalistiche locali e nazionali. Già responsabile di uffici stampa per enti pubblici e privati, oggi coordina l’Ufficio stampa e Comunicazione del Gruppo Bartoli. Dirige la rivista digitale oggibenessere di cui la Fondazione Bartoli è editrice. Un quotidiano nato dalla necessità di comunicare come la salute sia un equilibrio imprescindibile fra uomo e Natura.