Paracetamolo in gravidanza: uno studio rassicura sui rischi per il neurosviluppo

Una vasta revisione sistematica e meta-analisi pubblicata il 16 gennaio 2026 su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health porta chiarezza su una questione che aveva preoccupato molte mamme negli ultimi anni.

Analizzando 43 studi osservazionali, i ricercatori hanno concluso che l’uso di paracetamolo durante la gravidanza non aumenta il rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva nei bambini.

Il metodo che fa la differenza

Ciò che rende questa revisione particolarmente affidabile è il peso dato agli studi con confronto tra fratelli (sibling comparison). Questo approccio confronta bambini della stessa famiglia – alcuni esposti al paracetamolo in utero, altri no – e ha mostrato che l’esposizione non era associata a rischi aumentati: odds ratio di 0.98 per autismo, 0.95 per ADHD e 0.93 per disabilità intellettiva.

Gli studi tra fratelli sono considerati più robusti perché controllano automaticamente fattori genetici e ambientali familiari che potrebbero confondere i risultati.

Perché c’era stata preoccupazione

Negli anni precedenti, alcuni studi osservazionali avevano suggerito possibili correlazioni tra paracetamolo in gravidanza e disturbi del neurosviluppo. Tuttavia, questi studi presentavano importanti limitazioni:

  • Non controllavano adeguatamente la febbre materna (che di per sé è un fattore di rischio per disturbi del neurosviluppo)
  • Non isolavano l’effetto del farmaco da quello delle condizioni che ne richiedevano l’uso
  • Non tenevano conto di altri fattori familiari e genetici

Nell’agosto 2025, una revisione della Icahn School of Medicine at Mount Sinai aveva trovato associazioni tra paracetamolo e disturbi del neurosviluppo analizzando 46 studi. Tuttavia, quella revisione aveva svalutato gli studi con confronto tra fratelli nelle sue analisi, una scelta metodologica ora contestata.

Cosa dicono le linee guida

Le principali organizzazioni professionali e regolatorie – tra cui l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) e l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) – continuano a raccomandare il paracetamolo come analgesico e antipiretico di prima linea in gravidanza.

L’ACOG consiglia di usare il paracetamolo quando necessario, seguendo le istruzioni sull’etichetta e cercando indicazioni mediche quando appropriato.

Come usare il paracetamolo in modo sicuro

Il paracetamolo rimane l‘analgesico più sicuro in gravidanza quando usato correttamente:

Dosaggio: 500-1000 mg ogni 6-8 ore, massimo 4 grammi al giorno, per il periodo più breve possibile e sempre su indicazione medica.

Quando è importante usarlo: È fondamentale trattare la febbre superiore a 38.5°C, poiché evitare il paracetamolo basandosi su prove inconcludenti potrebbe aumentare il rischio di febbre materna o dolore non trattato, entrambi fattori che possono danneggiare gli esiti della gravidanza.

Alternative: Il paracetamolo resta il punto di riferimento. I FANS dopo la 20ª settimana dovrebbero essere usati solo se strettamente necessario, sotto controllo medico.

Il contesto più ampio

Una revisione ombrello pubblicata nel BMJ a novembre 2025 aveva già concluso che le prove esistenti non collegano chiaramente l’uso materno di paracetamolo con autismo o ADHD, citando la bassa qualità metodologica delle revisioni precedenti.

Come tutti gli studi osservazionali, anche l’ultima revisione uscita sul tema il 16 gennaio 2026 non può escludere completamente fattori confondenti residui non misurati. Le ricerche future dovrebbero concentrarsi sul miglioramento della misurazione dell’esposizione, sulla standardizzazione delle definizioni degli esiti e sull’integrazione di approcci meccanicistici.

Il messaggio per le future mamme

No al panico, sì alla prudenza informata. I dati scientifici più robusti – quelli provenienti dagli studi tra fratelli – confermano che il paracetamolo può essere usato durante la gravidanza quando necessario, senza timori di conseguenze per il neurosviluppo del bambino. Come sottolineano anche i ricercatori che avevano trovato associazioni: “Le donne in gravidanza non dovrebbero smettere di assumere farmaci senza consultare i loro medici. Dolore o febbre non trattati possono anch’essi danneggiare il bambino”. Ogni gravidanza è unica: qualsiasi trattamento farmacologico dovrebbe essere discusso con il proprio ginecologo o medico curante, che può valutare il singolo caso specifico.

 


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