Cosmetici waterless: vantaggi e limiti dei prodotti senza acqua
Se vi capita di girare il barattolo della crema che usate ogni sera, date un’occhiata all’INCI, la lista degli ingredienti. Il primo della fila, nella maggior parte dei casi, è Aqua. L’acqua è la base di moltissimi cosmetici: costa poco, scioglie bene le sostanze, è sicura. Per arrivare nel vasetto inoltre ne ha richiesta molta altra. Da qui la domanda che molti marchi si fanno da qualche anno: serve davvero tutta quest’acqua?
Una novità che novità non è
Il “senza acqua” ha una storia lunga. Il sapone è uno dei cosmetici più antichi che conosciamo e le prime tracce scritte risalgono alle tavolette dei Sumeri. Oli, balsami, stick e polveri non hanno mai avuto bisogno dell’acqua. Il primo detergente sintetico, il Dove Beauty Bar, arriva negli anni Cinquanta ed è una saponetta.
Lo shampoo solido è più giovane: secondo Lush nasce nel 1987, da un’idea della cofondatrice Mo Constantine e del chimico cosmetico Stan Krysztal. Quello che è cambiato negli ultimi anni è il motivo per cui lo compriamo. Il waterless è partito con poche ambizioni ecologiche e solo dopo, con la crescente attenzione alla plastica e alle risorse idriche, è diventato una strategia di sostenibilità. Oggi molti marchi inventano versioni asciutte di prodotti che di solito ne sono pieni, come detergenti e balsami.
Sotto l’etichetta “waterless” si trovano quattro famiglie di prodotti: le formule anidre (oli, burri, sieri oleosi, stick), quelle solide (shampoo, balsami e detergenti in barretta), le polveri e le paste da attivare con un po’ d’acqua al momento dell’uso, e i concentrati da diluire.
I vantaggi
Più concentrazione. Senza acqua a diluirli, gli ingredienti attivi pesano di più, e infatti di un olio o di un balsamo basta una quantità piccola. Questi prodotti tendono a essere più ricchi, più leggeri e a durare di più.
Conservanti più semplici. I microrganismi hanno bisogno d’acqua per crescere, quindi le formule anidre di solito richiedono sistemi di conservazione meno complessi, e questo fa comodo a chi ha la pelle reattiva o preferisce INCI più corti.
Meno peso e meno imballaggio. Un prodotto solido o concentrato si trasporta meglio e si vende spesso in carta o cartone, o addirittura senza confezione.
Una routine più snella. Una barretta al posto di due flaconi, un balsamo solido che dura mesi, un formato perfetto per il viaggio: meno oggetti in bagno e meno sprechi.
I limiti
Non tutto si può fare senza acqua. Progettare un cosmetico waterless è una sfida: un tonico leggero, una crema fluida o un siero acquoso difficilmente si possono replicare in versione anidra senza perdere qualcosa in texture e sensazione sulla pelle. Anche tra i prodotti solidi non tutti hanno avuto la stessa fortuna: gli shampoo in barretta hanno conquistato il pubblico, i balsami solidi meno.
Serve un po’ di pratica. Le barrette vanno strofinate a lungo, i capelli devono essere davvero inzuppati e il risultato dipende dal tipo di capello e dalla durezza dell’acqua di casa. Le prime volte è normale che non sia amore a prima vista. Alcune saponette, inoltre, hanno un pH più alto di quello della pelle e possono lasciarla asciutta: meglio scegliere formule pensate per il viso o per i capelli, non un sapone generico.
Non sono indistruttibili. Senza acqua i microbi fanno più fatica, ma oli e burri possono ossidarsi con luce e calore, mentre una polvere toccata con le dita bagnate si contamina. Le barrette, se restano in una saponiera piena d’acqua, si sciolgono in fretta.
Non sempre costano meno. Un prodotto concentrato dura di più, ma il prezzo iniziale può essere più alto.
Un’etichetta da leggere. “Waterless” non è un termine con una definizione precisa: se Aqua compare tra i primi ingredienti dell’INCI, la formula non è davvero senza acqua, per quanto scriva la confezione.
Come usarli senza delusioni
Introducete un prodotto alla volta, soprattutto se avete pelle sensibile o capelli con esigenze particolari. Conservate barrette e saponi su un supporto che li lasci asciugare, tenete oli e burri lontano da luce e calore, e controllate il simbolo del barattolo aperto, il PAO, che indica per quanti mesi il prodotto resta sicuro dopo l’apertura. Le polveri si prelevano con mani e cucchiaini asciutti.
Il waterless non è una rivoluzione né una moda passeggera: è un’altra strada tra le tante per prendersi cura di sé. Ha vantaggi concreti e limiti altrettanto concreti, ed è proprio per questo che vale la pena provarlo con curiosità.